Skip to main content
Foto di D koi su Unsplash

Autore: Federico Re Ferrè

La crescente ricerca di soluzione a basso impatto ambientale ed alta efficienza hanno portato negli ultimi anni una sempre maggior attenzione all’impiego di sistemi di teleriscaldamento. Nonostante il teleriscaldamento sia nato a fine Ottocento, questa soluzione viene adottata in Italia solamente a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Ad oggi, la quasi totalità delle reti di teleriscaldamento italiane sono situate nel Nord della penisola. Secondo il GSE a fine 2020 in Italia erano attive 337 reti di teleriscaldamento per un’estensione poco superiore a 5.000 km concentrati per più della metà in Lombardia e Piemonte. Il 63% della volumetria servita è rappresentato da utenti residenziali mentre il 34% coincide con utenze del terziario e solamente il 3% con utenze industriali. Nel prosieguo dell’articolo vedremo le principali caratteristiche tecniche del teleriscaldamento sottolineando poi i vantaggi di tale soluzione.

La produzione di energia termica

Un sistema di teleriscaldamento prevede la distribuzione di un fluido termovettore ad alta temperatura al fine di fornire energia termica alle utenze. Il vantaggio principale del teleriscaldamento risiede nella possibilità di utilizzare energia rinnovabile in molto altamente efficiente. Secondo D.lgs. 102/2014, art 2 si può definire efficiente un sistema di teleriscaldamento che usi una delle seguenti configurazioni di generazione:

a) il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili;
b) il 50% di calore di scarto;
c) il 75% di calore cogenerato;
d) il 50% di una combinazione delle precedenti.

Nella maggior parte dei casi è quindi solito che le centrali di teleriscaldamento siano costituite da cogeneratori, termovalorizzatori, impianti di recupero calore da processi industriali, impianti da fonti rinnovabili e pompe di calore. In Italia circa il 68% della potenza installata è dedicata alla sola produzione termica mentre il 32% produce in modo cogenerativo calore ed energia elettrica.

La distribuzione

La distribuzione del calore avviene solitamente tramite tre possibili tipi di fluido termovettore:

  • Acqua calda avente temperatura di mandata non superiore a 90°C per evitare rischi di vaporizzazione
  • Acqua surriscaldata con temperatura di mandata di 120°-130°C fissato dai limiti di resistenza e affidabilità delle tubazioni precoibentate;
  • Vapore, scarsamente utilizzato a causa delle difficoltà tecniche e dagli alti costi
Figura 1. Tubazione curva precoibentata per teleriscaldamento.

La tipologia di tubazione maggiormente utilizzata per il teleriscaldamento è la tubazione precoibentata (Figura 1) costituita da una tubazione interna in acciaio, una tubazione esterna in polietilene e una isolante interposto tra le due tubazioni. Questa soluzione è particolarmente apprezzata per i bassi costi, gli ottimi rendimenti (le perdite sono dell’ordine degli 1°-2°C di temperatura per km) e la buona resistenza (il polietilene protegge dalle correnti vaganti limitando il pericolo di corrosione). Questo tipo di tubazioni, che assicura buone qualità di isolamento nel tempo con fluidi non più caldi di 120°-130°C, non necessitano cunicoli e sono solitamente immerse in letti di sabbia. Oltre ai tratti lineari, queste tubazioni sono prodotte anche per tratti curvi, stacchi, derivazioni e valvole.

I tipi di schemi di distribuzione per le reti di teleriscaldamento sono riassumibili in tre tipologie:

  • Ad antenna: presenta una direttrice principale lunga la quale si staccano le varie diramazioni;
  • Ad anello: si presenta come un circuito chiuso molto incline ad accogliere estensioni future;
  • A maglie: una serie di circuiti chiusi uniti in più punti che garantiscono grande affidabilità anche per ampliamenti futuri; a causa dei costi è una configurazione applicabile solo in zone dalla grande densità abitativa.
Figura 2. Partendo da sinistra uno schema di distribuzione ad antenna, ad anello e a maglie.

Collegamento all’utenza finale

Il collegamento all’utenza finale può avvenire in due modi: diretto o indiretto.
La modalità di collegamento diretta prevede che l’acqua passi direttamente nel circuito di distribuzione dell’utenza. Questa opzione è fattibile solo per reti poco estese funzionanti ad acqua calda.
Nella modalità di collegamento indiretto invece la sottocentrale di teleriscaldamento presenta uno scambiatore di calore a piastre che divide il fluido della rete di teleriscaldamento da quello utilizzato dall’utenza. La sottostazione di teleriscaldamento è solitamente accessoriata anche con un contacalorie per il rilevamento esatto del consumo, un circolatore per il circuito secondario, una valvola di controllo e varie ed eventuali valvole accessorie e vari strumenti di misura quali termometri e manometri. Nel caso l’utenza necessiti anche della produzione di acqua calda sanitaria oltre al riscaldamento degli ambienti si provvede solitamente a installare un secondo scambiatore che può essere in serie o in parallelo al primo.

Vantaggi e svantaggi del teleriscaldamento

Il teleriscaldamento si dimostra un metodo altamente efficiente e a basso impatto ambientale soprattutto quando può essere alimentato con fonti rinnovabili o con metodi cogenerativi. Anche in caso di utilizzo di combustibili fossili l’inquinamento è prodotto solamente nel luogo di generazione della centrale di teleriscaldamento evitando una produzione diffusa di inquinanti su un vasto territorio come nel caso della generazione locale per ogni edificio. Il teleriscaldamento prevede anche delle condizioni di maggior sicurezza per l’utente evitando sistemi di combustione presso le abitazioni. I vantaggi economici per gli utenti possono concretizzarsi grazie ai minor costi di manutenzione, al minor costo del calore e alla possibilità di accedere all’aliquota IVA al 10% per uso privato anziché al 22%.
Nonostante gli ottimi punti di forza, il teleriscaldamento presenta anche degli svantaggi: a causa dei costi di installazione è un sistema attuabile solamente in zone densamente abitate in modo da avere tempi di rientro non eccessivi. Nel caso di centrale a gas naturale può verificarsi una concentrazione in inquinanti in prossimità della centrale, in particolar modo ossidi di azoto.