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Autore: Federico Re Ferrè

Punti chiave 

  • Gli inquinanti indoor possono avere origine chimica, fisica o biologica e compromettere la qualità dell’aria negli ambienti chiusi.
  • Radon, particolato, COV, formaldeide, CO, NO₂ e muffe presentano origini e rischi differenti.
  • La CO₂ non è un vero inquinante alle concentrazioni ordinarie, ma rappresenta un indicatore utile del ricambio d’aria.
  • La riduzione delle sorgenti deve precedere gli interventi di ventilazione e filtrazione.
  • La qualità dell’aria indoor deve essere considerata nella progettazione degli edifici e degli impianti.

La salubrità dell’aria è un tema delicato e spesso al centro di aggiornamenti normativi. Gli inquinanti indoor, infatti, se non monitorati e controllati, possono essere un rischio per la salute umana. In questo articolo vedremo i principali tipi di inquinanti, la loro origine, i rischi associati e le principali strategie per ridurne la presenza negli ambienti chiusi.

Che cosa sono gli inquinanti indoor

Con il termine ambiente indoor si indicano gli spazi chiusi in cui le persone vivono o svolgono le proprie attività, come abitazioni, uffici, scuole, strutture sanitarie e ambienti di lavoro. L’inquinamento indoor è legato alla presenza o all’accumulo di sostanze e agenti che possono alterare la qualità dell’aria interna. La qualità dell’aria indoor, indicata anche con l’acronimo IAQ dall’inglese Indoor Air Quality, dipende dalle sorgenti presenti, dalle attività svolte negli ambienti e dalla capacità di garantire un adeguato ricambio d’aria.

Gli inquinanti indoor possono essere di natura chimica, fisica o biologica. Tra quelli analizzati di seguito rientrano Radon, particolato, composti organici volatili e formaldeide, monossido di carbonio, biossido di azoto, muffe e CO2.

I principali inquinanti indoor

Radon

Iniziamo con quello che probabilmente è il più pericoloso inquinante tra tutti: il Radon. Il Radon è un gas radioattivo naturale che proviene dal sottosuolo e può accumularsi negli ambienti senza che gli occupanti se ne accorgano in quanto risulta inodore e incolore. È ritenuto il secondo responsabile del tumore ai polmoni a livello mondiale dopo il fumo. 

Il suolo è il principale contributore all’emissione di Radon per il 61% contro il 20% del materiale da costruzione, il 17% dell’aria esterna e l’appena 2% dell’acqua. Per questo motivo si prevede molto spesso la posa di barriere anti-radon che impediscano la risalita di Radon dal sottosuolo e la sua penetrazione negli edifici.

Particolato

Il particolato (abbreviato PM) è invece il maggior responsabile di malattie nella popolazione che possono essere sia cardiovascolari che respiratorie. C’è però una differenza sostanziale rispetto al Radon e ad altri inquinanti indoor: essendo diffuso ovunque e provenendo anche, e soprattutto, dall’aria esterna non è prettamente un inquinante indoor e non è quindi ascrivibile alla sola categoria degli inquinanti indoor. 

Il più pericoloso è il PM2,5 che avendo diametro inferiore a 2,5 micrometri può arrivare a livello degli alveoli polmonari. L’origine del particolato è sia antropica (autoveicoli, riscaldamento da stufe e caldaie, allevamenti intensivi, cantieri, etc) che naturale (erosione del suolo, dispersione di polline, etc) e uno dei modi per limitarlo negli ambienti chiusi è l’utilizzo di filtri nei sistemi di ventilazione meccanica.

COV e formaldeide

Passiamo ora a un’altra categoria di inquinanti: i COV, composti organici volatili. Questi componenti sono volatili a temperatura ambiente e fonti tipiche includono vernici, solventi, adesivi, pannelli in legno truciolato e prodotti per la pulizia. Le case nuove rilasciano una dose più alta di COV avendo spesso mobili nuovi verniciati, prodotti laminati, legni trattati e simili. I COV possono causare irritazioni e patologie croniche oltre ad aumentare il rischio di tumori. 

Tra tutti i COV la formaldeide è solitamente menzionata a parte in quanto classificata come cancerogeno certo e fissa una concentrazione massima di 0,1 mg/m³ (media su 30 minuti). La formaldeide proviene principalmente da mobili in MDF, truciolato, pannelli laminati, colle, vernici quindi risulta molto presente in immobili nuovi, appena ristrutturati o arredati con mobili di fascia medio-bassa.

Monossido di carbonio

Dopo un inquinante presente soprattutto in edifici nuovi, passiamo a un inquinante presente invece in edifici con impianti vecchi e malfunzionanti: il monossido di carbonio (CO). È sicuramente il più mortale di tutti in quanto può uccidere nel giro di poche ore ma fortunatamente anche uno tra i più facili da contenere. 

Il monossido di carbonio si crea a seguito di una combustione incompleta dopo la quale gli idrocarburi non si ossidano completamente generando CO2 ma solamente CO. Se respirato si lega al ferro nel sangue impedendo quindi il trasporto di ossigeno (il legame tra monossido di carbonio e ione ferro dell’emoglobina è molto più stabile di quello tra ione ferro e ossigeno). I pochi casi di decesso che si registrano sono dovuti all’emissione di CO da parte di vecchie stufe e caldaie solitamente in case molto vecchie o poco curate dal punto di vista manutentivo.

Biossido di azoto

Altro inquinante legato a processi di combustione è il NO2 che può derivare da impianti di riscaldamento, presenza di traffico nelle vicinanze o di siti industriali con inceneritori e processi chimici. 

Il biossido di azoto proviene da processi di combustione ad alta temperatura che avvengono in caldaie, stufe, motori Diesel e simili dove l’azoto molecolare (N2) reagisce con l’ossigeno (O2). È un inquinante che irrita le vie respiratorie e particolarmente dannoso per persone asmatiche.

Muffe

Altro inquinante che può dare problemi respiratori sono le muffe: si sviluppano in edifici con problemi di umidità e possono causare asma, riniti allergiche e patologie simili. Alcune muffe, come l’Aspergillus, possono essere molto pericolose soprattutto per persone immunodepresse. Le muffe rientrano tra gli inquinanti biologici indoor, insieme ad altri agenti come spore, pollini, acari e microrganismi.

CO2 e qualità dell’aria indoor

Come ultimo vediamo la CO2. In realtà non è un vero inquinante, non è tossico se non in altissime concentrazioni e non proviene da combustioni inefficienti (come il monossido di carbonio) ma anzi è la forma desiderata di ossidazione per una combustione completa. Deriva principalmente dalle persone e una concentrazione superiore ai 1.000 -1.500 ppm causa problemi come sonnolenza e riduzione dell’attenzione oltre ad altri sintomi cognitivi. La concentrazione nell’aria esterna è di circa 420 ppm quindi avere 1.500 ppm significherebbe respirare un tenore di CO2 quasi quattro volte tanto quello dell’aria aperta. I sintomi diventano ancor più marcati oltre i 2.000 ppm oltre i quali possono insorgere nausea e mal di testa. 

La CO2 diventa molto pericolosa oltre i 5.000 ppm e può essere letale. La CO2 può essere considerata un ottimo indicatore della qualità dell’aria: se l’aria è viziata e ha una CO2 alta è probabile che anche altri inquinanti siano nel frattempo aumentati poiché la stanza non è stata ventilata a sufficienza.

Come ridurre gli inquinanti indoor

Le principali fonti di inquinamento indoor comprendono materiali da costruzione e arredi, prodotti per la pulizia, apparecchi a combustione, fumo, umidità e presenza degli occupanti.

Per avere una buona qualità dell’aria, prima di affrontare il tema della ventilazione meccanica in tutte le sue declinazioni, si deve sempre partire da un’analisi degli inquinanti di cui va identificata l’origine per cercare di rimuovere o ridurre la sorgente.  

Dopo essersi assicurati che le sorgenti di inquinanti sono ridotte al minimo si può proseguire ragionando sui sistemi di ventilazione e filtrazione dell’aria che però sono i passi successivi; a tal proposito la citazione spesso attribuita a Max è il miglior riassunto: “If there is a pile of manure in a space, do not try to remove the odor by ventilation. Remove the pile of manure” ovvero “Se in un ambiente è presente un cumulo di letame, non tentare di eliminare l’odore tramite ventilazione. Rimuovi il cumulo di letame.”

Inquinanti indoor, rischi e strategie di controllo

Inquinante Rischio Origine Strategia per ridurre l’emissione (controllo della sorgente)
Radon Tumori al polmone Prevalentemente dal suolo Sigillature dei potenziali passaggi, installazione guaine anti-Radon, ventilazione del vespaio 
Particolato Cardiovascolari e respiratori Outdoor: principalmente allevamenti intensivi e traffico
Indoor: fumo sigaretta
Divieto fumo ambienti chiusi, eliminazione candele e incensi
Formaldeide Tumori Mobili e arredi in truciolato con resine e collanti, pannelli di legno, prodotti per la casa Scegliere prodotti certificati e vernici a base d’acqua
COV Tumori e malattie neurologiche Materiali da costruzione, arredamenti e detergenti Scegliere prodotti certificati e vernici a base d’acqua
CO Morte  Combustione incompleta da stufe e camini Manutenzione periodica della caldaia e cambio in caso di modelli molto vecchi. Evitare uso di stufe molto vecchie.
NO2 Infiammazione delle vie respiratorie Traffico (motori Diesel), riscaldamento (caldaie), industrie (combustioni varie) Manutenzione periodica della caldaia per le fonti indoor
Muffe Malattie respiratorie Alta umidità e poco ricambio d’aria Correzione dei ponti termici e controllo dell’umidità
CO2 Cognitivo Persone Adeguato ricambio d’aria e controllo dell’affollamento

Qualità dell’aria indoor e progettazione degli edifici

La qualità dell’aria indoor non è un tema accessorio: è una condizione imprescindibile per la salute, il benessere e la produttività delle persone. Ciascuno degli inquinanti analizzati ha un’origine specifica e richiede una risposta mirata. Il punto di partenza è sempre l’identificazione e la riduzione delle sorgenti; solo dopo ha senso ragionare su ventilazione e filtrazione. Progettare un edificio o un impianto ignorando la qualità dell’aria che si respira al suo interno significa ottimizzare l’involucro dimenticando le persone che ci vivono.

Domande frequenti sugli inquinanti indoor

Cosa si intende per inquinamento indoor?

Per inquinamento indoor si intende la presenza o l’accumulo, negli ambienti chiusi, di sostanze e agenti che possono compromettere la qualità dell’aria e avere effetti sulla salute e sul benessere degli occupanti.

Quali sono i principali inquinanti indoor?

Tra i principali inquinanti indoor rientrano Radon, particolato, COV e formaldeide, monossido di carbonio, biossido di azoto e muffe. La CO2 non è un vero inquinante alle concentrazioni ordinarie, ma è un indicatore utile del ricambio d’aria.

Quali sono le principali fonti di inquinamento indoor?

Le principali fonti comprendono materiali da costruzione, mobili e arredi, vernici, adesivi, detergenti, apparecchi a combustione, fumo, umidità e presenza degli occupanti.

Qual è la principale causa di cattiva qualità dell’aria indoor?

Non esiste una sola causa. La cattiva qualità dell’aria deriva spesso dalla combinazione tra sorgenti inquinanti presenti negli ambienti e un ricambio d’aria insufficiente.

Qual è un inquinante biologico indoor?

Le muffe sono un esempio di inquinante biologico indoor. Nella stessa categoria rientrano anche spore, pollini, acari e microrganismi.

L'aria indoor è davvero più inquinata di quella esterna?

Spesso sì. L’OMS stima che le concentrazioni di molti inquinanti negli ambienti chiusi possano essere da 2 a 5 volte superiori rispetto all’esterno, e in alcuni casi ancora di più. Questo accade perché gli spazi chiusi, soprattutto gli edifici moderni molto sigillati, accumulano le emissioni di materiali, arredi e attività umane senza un sufficiente ricambio d’aria.

È sufficiente aprire le finestre per garantire una buona qualità dell'aria indoor?

Aprire le finestre è utile ma non sempre sufficiente, e in certi contesti può essere controproducente. La ventilazione naturale dipende da variabili incontrollabili (vento, temperatura, layout dell’edificio) e non garantisce portate costanti. Nelle ore di punta del traffico urbano può anzi introdurre concentrazioni elevate di PM₂,₅ e NO₂ dall’esterno. La soluzione progettuale corretta per gli edifici a bassa infiltrazione è la ventilazione meccanica controllata (VMC), che assicura ricambi d’aria costanti e misurabili indipendentemente dalle condizioni esterne.

Come faccio a sapere se la mia abitazione ha un problema di qualità dell'aria?

Alcuni segnali sono evidenti: odori persistenti, condensa sulle finestre, muffe visibili, o sintomi ricorrenti come cefalee, occhi irritati e stanchezza ingiustificata (caratteristici della Sick Building Syndrome). Per valutazioni oggettive si può ricorrere a sensori di CO₂ economici e affidabili come indicatore della ventilazione; i rilevatori di CO sono invece imprescindibili dove ci sono apparecchi a combustione mentre per il Radon è consigliabile una misurazione da parte di professionisti, soprattutto nei piani interrati, specie nelle zone geologiche a rischio.