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Autrice: Francesca Ciccolella

Punti chiave sulla diagnosi energetica obbligatoria

  • La diagnosi energetica obbligatoria continua a coinvolgere imprese grandi ed energivore, ma le nuove normative europee stanno ampliando il focus sui consumi reali.
  • Le soglie di 10 TJ/anno e 85 TJ/anno, che diventeranno operative solo a seguito della pubblicazione del decreto nazionale, saranno centrali per capire quali aziende dovranno adeguarsi tra il 2026 e il 2027.
  • Il rinnovo quadriennale della diagnosi energetica obbligatoria non dovrebbe essere trattato come un semplice aggiornamento documentale.
  • Monitorare i consumi energetici diventa fondamentale per capire se l’impresa rientra nei nuovi obblighi europei.
  • Una diagnosi energetica costruita su dati reali può supportare decisioni tecniche, investimenti e strategie di efficientamento.

Negli ultimi anni il tema dell’efficienza energetica è diventato sempre più centrale per imprese, industrie e proprietari di asset energivori. L’evoluzione del quadro normativo europeo e nazionale sta infatti introducendo obblighi, soglie di consumo e adempimenti che stanno cambiando il modo in cui viene affrontata la gestione energetica dei siti produttivi e degli edifici.

In questo contesto, la diagnosi energetica obbligatoria assume un ruolo sempre più strategico. Non solo perché rappresenta un requisito previsto dalla normativa per determinate categorie di soggetti, ma anche perché consente di analizzare in modo concreto consumi, inefficienze e possibili interventi di miglioramento, creando una base tecnica utile per pianificare investimenti, ridurre gli sprechi e affrontare con maggiore consapevolezza le future evoluzioni energetiche.

Cos’è la diagnosi energetica obbligatoria

La diagnosi energetica obbligatoria è un’analisi sistematica dei consumi energetici di un’impresa, di un edificio, di un impianto o di un sito produttivo, richiesta dalla normativa per determinati soggetti.

Il suo obiettivo è individuare come viene utilizzata l’energia, dove si concentrano i consumi principali e quali interventi possono ridurre sprechi, costi e inefficienze. A differenza di una valutazione generica, la diagnosi energetica obbligatoria deve basarsi su dati misurabili, rilievi tecnici e analisi coerenti con il comportamento reale dell’asset.

Rispetto a una diagnosi volontaria, la diagnosi energetica obbligatoria deve rispettare requisiti normativi e metodologici specifici. Deve essere redatta da soggetti qualificati, e trasmessa secondo le modalità previste, ad esempio attraverso il portale ENEA per le diagnosi previste dall’articolo 8 del D.Lgs. 102/2014.

diagnosi energetica obbligatoria

Chi deve fare la diagnosi energetica obbligatoria oggi?

La diagnosi energetica obbligatoria oggi riguarda principalmente grandi imprese e imprese energivore. Il nuovo quadro europeo, però, sta introducendo criteri sempre più legati ai consumi energetici effettivi.

Secondo il quadro normativo italiano attualmente in vigore, le grandi imprese e le imprese a forte consumo di energia sono soggette all’obbligo di effettuare la diagnosi energetica sui propri siti. Le grandi imprese vengono tradizionalmente individuate sulla base di parametri dimensionali, come numero di dipendenti, fatturato e bilancio; le imprese energivore, invece, sono collegate al consumo elevato di energia e all’iscrizione negli elenchi CSEA.

Questa distinzione resta importante, ma non è più sufficiente per leggere l’evoluzione del tema. La Direttiva UE 2023/1791 sta infatti introducendo un approccio in cui il consumo energetico reale dell’organizzazione assume un ruolo centrale per determinare gli obblighi futuri.

Per questo motivo, molte aziende che non si percepiscono come “grandi imprese” potrebbero comunque dover valutare con attenzione il proprio profilo energetico. Il punto non è solo la dimensione dell’organizzazione, ma la quantità di energia effettivamente consumata nel corso dell’anno.

Chi deve fare la diagnosi energetica obbligatoria oggi?

Diagnosi energetica obbligatoria 2026: cosa cambia con le nuove soglie?

Nel 2026 il tema centrale riguarda le nuove soglie legate ai consumi energetici. Le imprese con consumi superiori a 10 TJ/anno potrebbero essere chiamate a effettuare una diagnosi energetica obbligatoria secondo i nuovi criteri europei.

La Direttiva UE 2023/1791 introduce infatti un principio molto rilevante: il criterio dei consumi energetici effettivi diventa sempre più importante rispetto ai soli parametri dimensionali. In base alla Direttiva, le imprese con un consumo annuo medio superiore a 10 TJ, considerando tutti i vettori energetici, devono essere sottoposte ad audit energetico, salvo specifiche condizioni legate ai sistemi di gestione dell’energia o ad altri strumenti equivalenti.

Questo aspetto è particolarmente rilevante per molte realtà industriali e produttive. Un’azienda può non rientrare nella definizione tradizionale di grande impresa, ma avere comunque consumi energetici significativi per via dei propri processi, impianti, cicli produttivi o fabbisogni termici.

Per le imprese, quindi, il primo passaggio operativo diventa la ricostruzione dei consumi energetici annui complessivi, considerando:

  • energia elettrica;
  • gas; 
  • combustibili;
  • calore;
  • vapore;
  • altri vettori utilizzati. 

Senza questa base dati, è difficile comprendere se l’azienda rientra già negli obblighi o se dovrà prepararsi a un adeguamento nei prossimi mesi.

Diagnosi energetica obbligatoria nuove soglie

Diagnosi energetica obbligatoria 2027: rinnovi e nuovi adempimenti

Per quanto riguarda la diagnosi energetica obbligatoria nel 2027 è rilevante sia per il rinnovo delle diagnosi già effettuate, sia per gli obblighi legati alle imprese con consumi molto elevati.

Il tema riguarda le aziende già soggette al D.Lgs. 102/2014. La diagnosi energetica obbligatoria mantiene infatti una periodicità quadriennale: dopo i cicli del 2015, 2019 e 2023, il 2027 rappresenta il nuovo riferimento temporale per il rinnovo delle diagnosi energetiche già trasmesse.

Il 2027, quindi, non va letto come una scadenza lontana. Una diagnosi energetica richiede:

  • dati;
  • verifiche;
  • sopralluoghi;
  • analisi tecniche; 
  • modellazione dei consumi;
  • nei casi più complessi anche un sistema di monitoraggio più strutturato. 

Per questo motivo, prepararsi in anticipo consente di ridurre il rischio di arrivare alla scadenza senza le informazioni necessarie.

Quali sono le soglie e i limiti di consumo della diagnosi energetica obbligatoria?

Le soglie più rilevanti introdotte dalla Direttiva UE 2023/1791 sono 10 TJ/anno e 85 TJ/anno. 

  • La prima riguarda l’obbligo di audit energetico
  • la seconda l’adozione di un sistema di gestione dell’energia.

Uno degli aspetti più cercati dalle imprese riguarda proprio il tema delle soglie energetiche, perché da queste dipende la possibilità di rientrare o meno negli obblighi. Il nuovo approccio europeo considera il consumo energetico annuo medio dell’impresa, tenendo conto di tutti i vettori energetici utilizzati.

Consumo energetico annuo medio Obbligo previsto
Superiore a 10 TJ/anno Audit energetico o diagnosi energetica secondo i requisiti previsti
Superiore a 85 TJ/anno Sistema di gestione dell’energia, come ISO 50001

Queste soglie segnano un cambio di approccio importante. Il consumo energetico diventa il parametro centrale per capire l’esposizione dell’impresa agli obblighi, superando progressivamente una lettura basata soltanto su dimensioni economiche o organizzative.

Ogni quanto va rinnovata la diagnosi energetica?

Per le imprese soggette all’obbligo secondo il D.Lgs. 102/2014, la diagnosi energetica  obbligatoria deve essere rinnovata ogni quattro anni.

La scadenza quadriennale come detto in precedenza corrisponderà al 2027.

Il rinnovo, però, non dovrebbe essere trattato come una semplice ripetizione documentale. In quattro anni possono cambiare:

  • i consumi dell’azienda;
  • le linee produttive;
  • gli impianti;
  • gli orari di utilizzo;
  • i vettori energetici;
  • i costi dell’energia;
  • gli obiettivi di sostenibilità;
  • le opportunità di incentivo.

Una diagnosi aggiornata deve quindi fotografare il comportamento energetico reale dell’impresa nel momento in cui viene eseguita. Limitarsi a replicare le valutazioni precedenti ridurrebbe il valore tecnico dello strumento e rischierebbe di non rappresentare più correttamente le condizioni operative del sito.

Esenzioni diagnosi energetica: quando l’obbligo può non applicarsi?

L’obbligo può non applicarsi in presenza di specifiche condizioni, come l’adozione di un sistema di gestione dell’energia certificato, ma ogni caso deve essere verificato con attenzione.

Il tema delle esenzioni va trattato con prudenza perché dipende dal quadro normativo applicabile e dalla condizione specifica dell’impresa. In generale, l’adozione di un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001 può rappresentare un elemento rilevante rispetto agli obblighi di audit energetico, a condizione che il sistema includa un’analisi energetica conforme ai requisiti previsti.

La Direttiva UE 2023/1791 prevede infatti obblighi collegati sia agli audit energetici sia ai sistemi di gestione dell’energia, con soglie differenziate in base ai consumi. Tuttavia, per alcune categorie, come le imprese energivore che accedono a specifiche agevolazioni, possono esserci obblighi ulteriori di caricamento della diagnosi energetica o di attuazione di interventi.

Prima di considerarsi esenti, è quindi necessario verificare con precisione:

  • lo status aziendale;
  • i consumi annui;
  • l’eventuale iscrizione CSEA; 
  • la presenza di ISO 50001;
  • le agevolazioni energetiche richieste;
  • gli obblighi specifici collegati al settore o alla normativa applicabile.

Cosa succede se non si effettua la diagnosi energetica obbligatoria?

Il mancato rispetto dell’obbligo può comportare sanzioni amministrative e non elimina comunque la necessità di effettuare la diagnosi energetica.

Le sanzioni previste dal D.Lgs. 102/2014 sono generalmente indicate in una fascia da 4.000 a 40.000 euro per mancata effettuazione della diagnosi energetica obbligatoria e da 2.000 a 20.000 euro per diagnosi non conforme alle prescrizioni.

Questo aspetto è rilevante perché l’adempimento non è soltanto economico. Una diagnosi energetica assente o non conforme può generare criticità nei controlli, ritardi nell’accesso ad agevolazioni e minore capacità di pianificare interventi di efficientamento energetico.

Inoltre, il pagamento della sanzione non estingue l’obbligo. L’impresa resta comunque tenuta a effettuare la diagnosi energetica secondo quanto previsto dalla normativa, con il rischio di dover intervenire in tempi più stretti e in condizioni meno favorevoli dal punto di vista organizzativo.

Diagnosi energetica: sanzioni per chi non è in regola”

Perché muoversi prima della scadenza

Aspettare la scadenza può ridurre il tempo disponibile per raccogliere dati, verificare consumi e strutturare percorsi conformi.

Una diagnosi energetica solida richiede tempo per raccogliere dati, analizzare consumi, effettuare sopralluoghi, modellare il comportamento energetico del sito e individuare interventi sostenibili sotto il profilo tecnico ed economico. Se l’azienda scopre tardi di rientrare nelle nuove soglie, potrebbe non avere il tempo necessario per strutturare un percorso conforme.

Il tema è ancora più evidente per le imprese con consumi superiori a 85 TJ/anno, per le quali il percorso verso un sistema di gestione dell’energia può richiedere attività organizzative, tecniche e documentali più ampie.

Prepararsi in anticipo significa invece trasformare la diagnosi in uno strumento di pianificazione. Non solo per rispettare la normativa, ma per costruire una base dati affidabile su cui valutare interventi, priorità, investimenti e possibili strategie di riduzione dei consumi.

Come una diagnosi energetica diventa uno strumento operativo

La raccolta dei consumi reali e la costruzione di una baseline energetica affidabile diventano centrali soprattutto negli edifici complessi e ad alta continuità operativa.

Un esempio concreto riguarda una commessa sviluppata da Enertech Solution per due edifici adibiti a RSA nel comune di Brescia, per una volumetria complessiva di oltre 30.100 mc.

L’attività ha previsto sopralluoghi tecnici, definizione della baseline dei consumi, modellazione energetica in Edilclima e redazione delle diagnosi energetiche pre-intervento.

Gli edifici, risalenti a prima degli anni ’50 e serviti dal teleriscaldamento, sono stati analizzati per calcolare consumi, indici di prestazione energetica e classi energetiche, così da identificare le principali criticità energetiche delle strutture.

Sulla base delle analisi svolte sono stati poi raccomandati interventi di efficientamento energetico legati ai sistemi di generazione, distribuzione, regolazione e relamping.

Questo approccio permette di trasformare la diagnosi energetica da semplice adempimento normativo a strumento tecnico utile per pianificare interventi, investimenti e strategie di riduzione dei consumi.

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Domande frequenti sulla diagnosi energetica obbligatoria

La diagnosi energetica è obbligatoria per tutte le aziende?

No. L’obbligo riguarda specifiche categorie di imprese, tra cui grandi imprese e imprese energivore secondo il quadro italiano attuale. Con la Direttiva UE 2023/1791 assumono però rilievo anche le soglie di consumo energetico annuo, in particolare 10 TJ e 85 TJ.

Qual è la scadenza della diagnosi energetica obbligatoria 2027?

Per le imprese già soggette all’obbligo e che hanno seguito il ciclo quadriennale, il 2027 rappresenta la prossima scadenza dopo il ciclo del 2023. Il tema riguarda quindi soprattutto il rinnovo delle diagnosi già effettuate.

Cosa cambia nel 2026 per la diagnosi energetica obbligatoria?

Il 2026 è rilevante per le imprese che potrebbero rientrare nei nuovi obblighi legati alla Direttiva UE 2023/1791, in particolare rispetto alla soglia di consumo superiore a 10 TJ/anno. Il recepimento italiano va però verificato nella sua versione definitiva.

Quali sono le soglie della diagnosi energetica obbligatoria?

Le soglie introdotte dalla Direttiva UE 2023/1791 sono superiori a 10 TJ/anno per l’audit energetico e superiori a 85 TJ/anno per il sistema di gestione dell’energia.

Cosa succede se non faccio la diagnosi energetica obbligatoria?

La mancata diagnosi può comportare sanzioni da 4.000 a 40.000 euro. Una diagnosi non conforme può comportare sanzioni da 2.000 a 20.000 euro. Il pagamento della sanzione non elimina l’obbligo di effettuare la diagnosi.

Chi può redigere una diagnosi energetica obbligatoria?

La diagnosi deve essere redatta da soggetti qualificati, come EGE o ESCo certificati, secondo le prescrizioni normative e tecniche applicabili.

Dall’obbligo alla strategia energetica

La diagnosi energetica obbligatoria non dovrebbe essere interpretata solo come un adempimento.

Se costruita su dati reali, rilievi accurati e analisi tecniche coerenti, può diventare la base per:

  • ridurre i consumi;
  • individuare sprechi e inefficienze;
  • pianificare investimenti;
  • valutare interventi di efficientamento;
  • accedere a incentivi o agevolazioni;
  • migliorare la gestione energetica nel medio periodo.

Il punto non è solo rispettare la norma, ma trasformare l’obbligo in uno strumento decisionale. È qui che la diagnosi energetica assume un valore più ampio: non fotografa soltanto lo stato attuale, ma permette di costruire una roadmap tecnica ed economica orientata al miglioramento delle prestazioni energetiche.

Enertech Solution supporta imprese, enti e proprietari di asset nella valutazione del quadro energetico, nella verifica degli obblighi applicabili e nella costruzione di percorsi di diagnosi energetica orientati a dati reali, interventi sostenibili e risultati misurabili.

Se vuoi capire se la tua impresa rientra nell’obbligo di diagnosi energetica o devi pianificare il rinnovo, contatta il team Enertech Solution per una valutazione dedicata.