Punti chiave
- I consumi stimati di edifici efficientati o nuovi sono diventati sempre più ottimistici, non riuscendo però spesso a soddisfare le aspettative.
- L’energy performance gap è la differenza tra il consumo di energia stimato e quello effettivamente misurato.
- L’energy performance gap risulta essere problematico non solo dal punto di vista ambientale ma anche dal punto vista economico.
- Questi divari di prestazione tra idealizzato e reale sono verificabili in tutto il mondo e nascono da responsabilità di tutti gli attori in gioco.
- Ridurre l’Energy Performance Gap richiede un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori del processo edilizio.
Nell’ambito dell’efficientamento energetico ci si spinge alla ricerca di risparmi sempre più consistenti per poter diminuire i tempi di rientro degli investimenti; così facendo i consumi stimati di edifici efficientati o nuovi sono diventati sempre più ottimistici non riuscendo però spesso a soddisfare le aspettative.
Indice
- Cosa si intende per energy performance gap
- Impatti economici e ambientali dell’energy performance gap
- Responsabilità del progettista in fase di simulazione
- Responsabilità del costruttore in fase di costruzione e commissioning
- Responsabilità degli occupanti
- Domande frequenti riguardo l’energy performance gap
- Strategie per ridurre l’energy performance gap
Cosa si intende per energy performance gap
Si assiste quindi a quello che nella letteratura tecnica inglese si definisce “energy performance gap” (traducibile con “divario di prestazione energetica” e abbreviato spesso in EPG) ovvero la differenza tra il consumo di energia stimato e quello effettivamente misurato per un singolo edificio o per un gruppo di edifici.
Impatti economici e ambientali dell’energy performance gap
L’energy performance gap risulta essere problematico non solo dal punto di vista ambientale ma anche dal punto vista economico poiché spesso gli interventi di efficientamento energetico non riescono a ripagarsi nei tempi previsti non giustificando le spese iniziali del committente.
Questi divari di prestazione tra idealizzato e reale sono verificabili in tutto il mondo e nascono da responsabilità di tutti gli attori in gioco, dal committente all’utilizzatore finale passando per il progettista. Qui di seguito si riporta un elenco di alcuni dei gap più significativi trovati nella letteratura recente.
| Studio | Tipo e numero di edifici | Divario di prestazione energetica |
| Frankel & Turner 2008: How Accurate is Energy Modeling? | 90 edifici con certificazione LEED | Energy Use Intensity (EUI) risulta essere di circa l’8% più alto dello stimato |
| Carbon Trust 2011: Closing the Gap | 28 edifici del programma “Low Carbon Buildings Programme” | Il gap medio risulta essere il 16% più alto rispetto alle performance ipotizzate |
| Green Building Council of Australia (GBCA) 2013: Achieving the Green Dream: Predicted vs Actual | 70 edifici classificati Green Star con certificazione energetica NABERS | Risulta esserci un gap del 25% benchè il 75% degli edifici raggiunga poi effettivamente le performance ipotizzate |
| Innovate UK Building Performance Evaluation Programme (2016) | 48 progetti con 56 edifici non residenziali | L’impronta di carbonio risulta essere circa 3,8 volte più alta della stimata |
| van Dronkelaar et. al. Review of NonDomestic Buildings Performance Gap (2016) | 62 edifici non abitativi | Il divario tra l’energia consumata stimata e quella poi effettivamente misurata è del 34% |
| CarbonBuzz (ongoing, started in 2012) | 60 edifici, per lo più scuole, uffici e campus universitari | In media, gli edifici consumano tra 1,5 e 2,5 volte l’energia stimata |
| Sidewalk Labs Toronto Multi-Unit Residential Building Study (2019) | 19 edifici multifamiliari a Toronto | Gli edifici consumano circa il 13% di energia in più del preventivato |
Le cause dell’energy performance gap sono molteplici e provenienti da più parti. Vediamole qui di seguito.
Responsabilità del progettista in fase di simulazione
Il progettista ha sicuramente una parte fondamentale dovendo dimensionare gli impianti su misura per l’uso e gli occupanti. I principali errori che possono annidarsi in fase di progettazione sono i seguenti.
Ipotesi e assunzioni inappropriate
Molto spesso informazioni come i reali orari di utilizzo sono difficili da ipotizzare potendo cambiare frequentemente soprattutto per edifici con utilizzi aleatori.
Difficoltà a predire lo scenario futuro
In alcuni casi edifici che vengono interamente ristrutturati possono andare incontro a cambi di destinazione d’uso rendendo i consumi di baseline non più attendibili come base.
Difficoltà a reperire tutte le informazioni
Molte informazioni come la reale stratigrafia dei muri, l’efficienza della regolazione e altro possono essere difficili da reperire a meno di non utilizzare indagini invasive e talvolta lunghe.
Sovrastima dell’efficienza delle tecnologie
Alcune tecnologie mostrano efficienze nominali molto al di sopra di quelle operative, è il caso di caldaie a condensazione e pompe di calore che hanno tagli drastici dei rendimenti in base alle condizioni meteorologiche e al funzionamento in campo (climi troppo freddi che degradano il COP delle pompe di calore, terminali ad alta temperatura e stagioni fredde più lunghe che impediscono la condensazione costante dei fumi di caldaia).
Modellazione energetica inappropriata
L’utilizzo di software non aggiornati o difficoltà a replicare l’esatta geometria dell’edificio.
Adozione di sistemi inefficienti o sovradimensionati
Macchine sovradimensionate possono talvolta avere rendimenti inferiori poiché costrette a lavorare a carichi parziali troppo bassi.
Responsabilità del costruttore in fase di costruzione e commissioning
Dopo la fase di progettazione si passa alle fasi di costruzione e commissioning in cui possono aggiungersi ulteriori incertezze, che vanno ad alimentare la possibilità di energy performance gap.
Materiali edili di bassa qualità
L’applicazione di materiali con performance inferiori a quelle previste dal progettista come isolanti con peggior conducibilità per isolamenti di superfici opache o serramenti con trasmittanze più alte.
Dispositivi impiantistici di bassa qualità
Similmente a quanto visto per la parte edile anche nel lato impianti possono esserci scelte di bassa qualità come macchina con efficienza inferiore, sistemi di telecontrollo meno precisi.
Manodopera non specializzata
La presenza di maestranze qualificate è spesso necessaria per la corretta esecuzione dei lavori, operai con poca o nulla esperienza possono commettere errori:
- sbagliare nell’eseguire la corretta posa di coibentazioni creando disomogeneità e ponti termici;
- sbagliare la collocazione di sonde ambiente non permettendo l’ottimale regolazione dell’impianto;
- non tarare adeguatamente valvole termostatiche in campo.
Varianti in corso d’opera
Variare in cantiere il progetto è qualcosa di possibile ma talvolta questo porta a cambiare gli impianti in modo che non funzioni come previsto.
Commissioning carente o assente
Il commissioning è una parte vitale poiché stabilisce se l’impianto possa funzionare correttamente rispettando i requisiti di efficienza, qualità dell’aria e comfort. Tagliare questo processo per motivi di tempi e costi può comportare che gli impianti non lavorino come previsto in condizioni di progetto.
Responsabilità degli occupanti
Nell’ultima fase, quella di esercizio da parte degli occupanti, possono esserci ulteriori problemi.
Comportamento poco virtuoso degli utenti
Spesso gli utenti non prestano attenzione alle norme di buona conduzione dell’edificio lasciando porte e finestre aperte (comportando quindi il raffreddamento degli ambienti nei periodi freddi e il riscaldamento in quelli caldi) o dimenticandosi di spegnere luci e impianti HVAC nei periodi di non occupazione degli spazi.
Mancata formazione degli utenti
Impianti nuovi possono avere modalità d’uso diverse che comportano una formazione iniziale degli utenti in modo da sfruttare tutti i benefici ed evitare gli sprechi.
Un sistema avanzato di gestione che sfrutti l’inerzia termica dell’edificio per garantire il comfort minimizzando il consumo è inutile se gli utenti preferiscono la tradizionale accensione a orari fissi ad esempio; luci con sensore crepuscolare che adattano la luminosità alla luce naturale sono inutili se l’utente vuole continuare con l’utilizzo acceso-spento senza modulazione.
Questo e molti altri casi sono esempi chiari di come una formazione delle utenze può aiutare nel risparmio energetico.
Effetto di sotto-consumo (pre-rebound)
Si è notato che talvolta gli edifici con scarse condizioni di efficienza energetica consumano meno di quanto in realtà dovrebbero a causa del comportamento degli occupanti che sono abituati a un comfort ridotto o che vogliono risparmiare tenendo set-point di temperatura più bassi del dovuto (o addirittura tenendo spenti gli impianti in alcuni periodi).
Se un edificio prima dell’efficientamento sta già consumando meno del dovuto senza saperlo questo porterà un risparmio minore perché una parte di energia non è mai stata consumata.
Domande frequenti riguardo l’energy performance gap
L'energy performance gap riguarda solo gli edifici di nuova costruzione?
No, il fenomeno si verifica sia in edifici nuovi che in quelli ristrutturati. Nelle ristrutturazioni profonde il rischio può essere maggiore per la difficoltà di conoscere esattamente le caratteristiche costruttive esistenti.
Come si può prevenire l'energy performance gap in fase di progettazione?
Le strategie chiave includono l’utilizzo di software di simulazione certificati, assunzioni conservative sui comportamenti degli utenti, margini di sicurezza sui rendimenti degli impianti, coinvolgimento del committente nella definizione dei profili d’uso realistici.
Strategie per ridurre l’energy performance gap
Ridurre l’Energy Performance Gap richiede un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori del processo edilizio.
Le strategie più efficaci includono:
- una modellazione calibrata (ad esempio utilizzando software di simulazione dinamica),
- commissioning rigoroso con verifica sistematica delle prestazioni impiantistiche prima della consegna,
- monitoraggio continuo con installazione di sistemi BMS e sensori IoT per il controllo real-time dei consumi,
- formazione degli utenti sulle buone pratiche di gestione
- contratti orientati alle prestazioni: garanzie contrattuali basate su misurazioni effettive (Energy Performance Contracting).
Solo attraverso un’attenzione costante in tutte le fasi del ciclo di vita dell’edificio è possibile colmare il divario tra progetto e realtà, assicurando che gli investimenti in efficienza energetica producano i benefici ambientali ed economici attesi.
Per maggiori informazioni su come ridurre l’Energy Performance Gap contatta il nostro team Enertech Solution.


